Dopo la collaborazione con David Holmes nel progetto Free
Association, una session di canto in cui accompagnava Marianne
Faithful e Martina Topley-Brid ed un lavoro cinematografico come
“Analyse That”, Petra Jean Phillipson torna finalmente al suo
elemento naturale, la sua musica. Citando influenze che vanno da
William Blake a Elizabeth I, da Josh T. Pearson a My Brightest
Diamond, da Syd Barrett a Siouxsie Sioux, la Phillipson realizza
così il secondo capitolo della trilogia “Notes On” a cinque anni di
distanza dal primo atto “
Notes on: Love” (Grönland). Il nuovo lavoro
è doppio e si intitola “Notes on: Death”; diviso in due parti,
‘black’ e ‘white’, ognuna delle quale bilancia l’altra. Sorprende la
facilità e la credibilità con cui Petra Jean ci trasporta dalle
atmosfere noir in stile Kurt Weill del primo disco alle trame ed ai
cori angelici della seconda parte. Un lavoro ambizioso e
perfettamente riuscito, un’artista che si distacca in modo deciso
dalla iper-sessualizzazione dell’immagine femminile in ambito
musicale! Qua c’è sostanza, non solo forma...
Un paio di brani da ascoltare...
"The Music is Ghostly. Unnervingly beautiful Fayre." **** MOJO
"It is wondrous and terrifying at the same time and PJP reveals
herself to be a mesmerising artist to watch through your fingers."
Simmy Richman - The Independent
'It's music that does something similar to what Wagner operas
achieve, creating images of terrifying darkness that are
transcended by time...astonishing' Tom Service - The Guardian