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lunedì 24 maggio ore 21.30 @ Lanificio 25 (piazza E. De Nicola 25, Na)

*THE BLACK HEART PROCESSION* (Usa / Temporary Residence)
www.theblackheartprocession.com

special guest *GRIMOON* (Ita)
www.myspace.com/grimoon

prima volta a Napoli e unica data al sud per la cult-band californiana

prevendita a prezzo scontato, 13 euro, attiva fino al 16 maggio presso Perditempo (via S. Pietro a Maiella, Na), Oblomova (via S. Sebastiano, Na), Ubik (via B. Croce, Na), Mamamù (via Sedile di Porto, Na, aperto solo di sera). biglietto al Lanificio: 15 euro
per informazioni: 3497702287
www.wakeupandream.net
www.cra.na.it

I Black Heart Procession sono quello che si suol definire "un classico", uno di quei gruppi che hanno creato e imposto un proprio suono e una propria estetica, una propria distinta riconoscibile identità. E raggunto un livello di consapevolezza superiore. Vengono da San Diego ma della tipica solarità della California oscurano ogni cliché. Ne seguiamo le sorti da tanti anni, a partire da quel trittico di dischi - intitolati con una semplice progressione numerica: "1" "2 e "3" - che sul finire degli anni '90 hanno fatto irruzione sulla scena della musica indipendente mondiale facendo gridare al miracolo critica e pubblico; tre album nel solco del miglior cantautorato "noir", da Nick Cave a Smog, da Leonard Cohen a Tom Waits, capaci di attingere anche alla new wave britannica (Joy Division su tutti), al folk nero e ai Black Sabbath. In realtà seguivamo Pall Jenkins e Tobi Nathaniel (il nucleo dei BHP) già da prima, in quel progetto chicca che erano (o dovremmo dire sono, dato che si parla di un nuovo disco in studio?) i Three Mile Pilot e con il quale proponevano un sound davvero unico, sorta di emo-core rallentato, asciutto, graffiante e imploso. Ma quella è un'altra storia, ne riparleremo... Dicevamo dei Black Heart Procession: dopo i tre dischi numerati, un paio di episodi buoni ma non del tutto riusciti (comunque 2 o 3 pezzi di classe cristallina c'erano sempre) e un lavoro per la collana "In the Fishtank". Da qualche mese, poi, il ritorno (su una nuova etichetta, la Temporary Residence, dopo la crisi della storica Touch and Go) ed è di nuovo magia.

Così Sentire & Ascoltare:

"C’è poco da fare. Ogni disco della combriccola dal cuore nero è un tuffo al cuore. Dopo due estemporanee escursioni in titoli letterari si ritorna alla numerazione progressiva che caratterizzava la prima tripletta di dischi e, sia chiaro da subito, l’album numero 6 non sposta di molto la sostanza di una musica appassionata e malinconica, oscura e tesa, irrimediabilmente riconoscibile all’istante.
La cifra stilistica del quintetto capitanato da Pall Jenkins e Tobias Nathaniel è sempre sul crinale di un rock molto virato al nero, dal mood claudicante e darkish, poetico e sognante. Six però si spinge un po’ più in là, accentuando una delle peculiarità del combo, quella emozionale, senza però perdere in vibrante tensione.
Punta al cuore, Six, e colpisce il bersaglio. Con languide ballate a tinte noir alternate a pop-songs da vaudeville, sghembe e al limite dell’ubriachezza, tanto che quando suonano pezzi come Forget My Heart viene in mente una versione dark e rattrappita degli Arcade Fire. Il paragone è gratuito, ovviamente, perché l’universo BHP è molto più vasto e non è difficile scorgere dietro le strutture da cabaret esistenzialista rimandi neanche troppo sfocati, ora ad un’idea di folk orchestrato piuttosto doom (Liars Ink), ora ad una forma di slowcore dark (Last Dance), ora ad un catacombale indie-rock (Heaven And Hell). Il tutto sempre impreziosito da un lirismo di livello superiore, comme d’habitude, tanto che un capitolo a parte lo meriterebbe quel catalizzatore dell’attenzione che è Jenkins. Insomma, passa il tempo, ma non sembra affatto scalfire i BHP, entrati ormai di diritto nell’olimpo dei classici
" (7.5/10) Stefano Pifferi

Ad aprire il live dei californiani (non solo a Napoli ma in tutto il tour in terra italica) ci pensano i Grimoon, orchestrina italo-francese di casa a Venezia che compone musica per (ricavarne) immagini. Guidati dall’estro di Solenn Le Marchand, i Grimoon eseguono un folk naif e onirico, freak e retrò. Come dei Calexico, ai quali è stato tolto il contesto mariachi, sostituito con quello della chanson.“Super 8”, CD/DVD uscito lo scorso marzo per la loro stessa etichetta, l'autogestita Macaco Records, conferma il loro talento come cineasti prima che musicisti e si avvale della produzione musicale di Scott Mercado, polistrumentista in tour con gli stessi BHP.

hi-re photo: #1, #2, #3

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