|
| Hauschka (Ger / Fat Cat) "Ferndorf", il secondo album del progetto Hauschka (moniker dietro al quale si nasconde l’'incantevole lavoro del pianista compositore Volker Bertelmann) esce ancora una volta per la divisione sperimentale di Fat Cat, 130701; ma risulta tutt’altro che ostico edifficile. Si tratta di uno splendido album che prosegue e focalizza ulteriormente il debutto "Room to Expand". Come il suo predecessore si regge principalmente sul piano ‘preparato’ di Volker, ovvero sfrutta la possibilità di ottenere una più ampia gamma di sonorità mediante l'inserimento su corde e martelletti del piano di oggetti e materiali (palline da ping pong, gomma, pezzetti di legno etc) che donano all'insieme sonoro anche una valenza percussiva. "Ferndorf" si arricchisce inoltre di una strumentazione più corposa che in passato: oltre ad alcuni commistioni elettroniche, fra l’'altro già presenti in "Room To Expand", entrano nella struttura delle canzoni di Hauschka strumenti quali violino, violoncello, trombone e chitarra. Il titolo dell’album, "Ferndorf", significa ' villaggio minuscolo' e si riferisce al piccolo paese della Germania centrale, circondato da un paesaggio ricco di vallate e di foreste di pini, nel quale è cresciuto Bertelmann. "Ferndorf" è un disco che non lascerà indifferenti i fan di John Cage, Arvo Pärt, Satie, Max Richter, Goldmund e Sylvain Chauveau. | 05/12/08 Padova @ Teatro Ruzante 06/12/08 Tarcento (Ud) @ Villa De Rubeis Florit myspace/hauschka | ultimo aggiornamento : 14-nov-08 10:38 AM | | | Ralfe Band (London, Uk / Talitres) Scovata qualche anno fa dallabuonanima di John Peel, questa band inglese capitanata dallo stravagante Oly Ralfe (anche attore nella serie televisiva The Mighty Boosh, in onda sulla BBC3) si è fatta notare per un fantastico disco d'esordio capace di stare, come ha scritto Eddy Cilia, " da qualche favolosa parte tra i Rachel's e i Camper Van Beethoven, con qui un tocco di Black Heart Procession, là uno di Calexico o qualcosa sfuggito a A Hawk and A Hacksaw" e si conferma ora con un seguito "Attic Thieves" altrettanto bello e prezioso, che non sta mancando di entusiasmare gli ascoltatori. Ecco come è stato accolto su Blow Up: "Semplice magia. Canzoni che rapiscono, commuovono, avvincono… originalità che arriva senza forzature, precisione altera e insieme così intima di immaginario. Lunare, alcolica, misteriosa. Non possono esservi anticorpiné barriere emotivi per una stretta al cuore tanto intensa. Che è anche stretta di mano. Perché la musica gentile della Ralfe Band ha il pregio di confortare intanto che stupisce. Di essere ascolto carezzevole che vuole curarti mentre ti spiazza…. Fantasmi di Django Rheinardt e Pogues, Ennio Morricone e Dando Shaft si addensano in un diorama perfetto e suggestivo. Dopo l’esordio sorprendente di ‘Swords’, la lama pervasiva di Ralfe e Mitchell si fa ancora più carezzevole e tagliente. Sino a questo momento il mio disco dell’anno" (8) PiergiorgioPardo, Blow Up, ottobre 2008 Nonchè su kalporz. | 11/12/08 Rimini @ Velvet (+ Lilli Burlero + Eugene Mc Guinness) 12/12/08 Villafranca di Verona (Vr) @ ArciKroen 13/12/08 Tarcento (Ud) @ Villa De Rubeis Florit 26/02/09 Biella tba 27/02/09 Torino @ Folk Club myspace/ralfeband hi-re photo: #1, #2 | ultimo aggiornamento: 17-nov-08 11:05 AM | | | Parenthetical Girls (Portland, Slender Means Society / Acuarela) Jamie Stewart (Xiu Xiu) ne è in qualche modo lo scopritore e mentore, avendo prodotto il loro primo disco. Il secondo lavoro "Safe as Houses" li ha poi imposti come una delle rivelazioni del 2006 e ha allargato i loro orizzonti, facendoli conoscere al di là dell'atlantico (qui da noi fu disco del mese di Blow Up). Nel 2007 Acuarela lo ha ripubblicato per l'Europa, aggiungendovi gustosi brani inediti. E ora arriva l'ambizioso "Entanglements" sulla prestigiosa Tomlab, a riprova di una crescita esponenziale. Quello dei Parenthetical Girlsè un pop conturbante e disturbato, tanto leggiadro quanto capace di graffiare e lasciare il segno, condotto con algida superbia dalla voce androgina di Zac Pennington, deus ex machina del gruppo. Per fans di Xiu Xiu, Dirty Projectors, Scott Walker e Van Dyke Parks! Ecco le prime entusiastiche reazioni a "Entanglements": Tanto per cominciare è nella playlist personale di David Byrne...
E poi: copertina di settembre/ottobre sul web magazine "Sentire & Ascoltare"
"Il trapezista esegue il suo numero come parte dello spettacolo, ma nello stesso tempo rischia di cadere. Entanglements dei Parenthetical Girls è un disco che entra con coraggio nel mondo dell'operetta, della composizione orchestrale, della musica classica. Che guarda da lontano l'indie da cui proviene, biograficamente, e che però ha un senso compiuto, forse, solo nei confronti di, in opposizione a, quella sorta di indie quasi-xiuxiuana e trasognata che ha lasciato dietro di sé. Zac Pennington inchioda nel pentagramma delle melodie che sembrano uscire da un altro tempo, e riesce a farlo con una lucidità travestita da levità che ne previene la spocchia, l'arroganza, o la brutta figura. Matt Carlson, forte della sua formazione classica, dipinge attorno a quegli andirivieni di note un'orchestrazione classica - o a volte bandistica (Unmentionables), in un caso nutrita persino di un clavicembalo (Young Eucharists) - che neanche per un attimo risulta grossolana. Tutto fa parte del mondo nuovo che i Parenthetical Girls si sono costruiti, e da cui sono stati immediatamente - e pericolosamente, va detto - assorbiti. E se questo disco può tranquillamente candidarsi come uno degli album dell'anno è perché ci rivela, di quel mondo, una naturalezza disarmante, come se i PG avessero fatto questo da sempre. Il piglio dei dolci fiati - peraltro quasi percussivi, nel trotto che sostengono - di A Song For Ellie Greenwich non ha sbavature, cresce con la voce di Zac, fa una pausa, restituisce una narrazione pulita, operistica, in una parola - la parola - teatrale. E questa è ancora musica popolare, senza dubbio. Conduce l'ascoltatore nell'immedesimazione con la complessità degli umori (Abandoning, Windmills Of Your Minds) dei personaggi che trovano posto nelle canzoni. Qualcosa manca, rispetto a Safe As Houses. Non c'è più il tremolio nella voce di Zac, che si concede all'esclusivo compito di eseguire la sua parte nella commedia; non c'è più quella ambiguità (nei testi, nel contrasto tra sfrigolii dei synth e glockenspiel) che nel disco passato facevano annusare profumi sensuali. Un'operazione senza dubbio sopra le righe, certo. Ma per eseguirla sono state calibrate quelle infinitesimali rinunce che garantiscono l'equilibrio, in alto, sotto il tendone, davanti al pubblico, pagante, che applaude".(7.5/10) Gaspare Caliri, Sentire & Ascoltare, pdf
"Chi pensava ai Parenthetical Girls, rivelazione targata 2005, come a una indie-pop band il cui successo fosse legato all'ala protettrice di Jamie Stewart si era già dovuto ricredere con l'ascolto di quella gemma che risponde al nome di "Safe As Houses"... "Entanglements", pubblicato dall'ottima Tomlab, è composto da 11 tracce. Più che vere e proprie canzoni, i Parenthetical Girls tratteggiano bozzetti infantili, candidi, gioiosi e lievi nel loro procedere. Elidendo ogni velleità avanguardista, ma badando a non essere mai banale o scontata, la band di Portland sfila dal cilindro undici tracce per mezz'ora di musica, mostrando una strabiliante capacità nel costruire melodie semplici, di quelle che si stampano nella mente. Necessario sottolineare come in molte canzoni determinante risulti l'apporto orchestrale. Ed è forse proprio questo l'elemento di maggior novità. Laddove nell'opera prima a prevalere erano divertissement elettronici, qui a dominare la scena sono i violini e i violoncelli, che disegnano archi sonori di perfezione cosmica. Un suono caldo d avvolgente, degno del miglior Lekman, cattura l'udito. Le ambientazioni chamber-pop di "Avenue of Trees" e "This Regrettable End" irretiscono irrimediabilmente. Zac Pennington, aiutato da una voce sinuosa e ammaliante, dipinge liriche zuccherose che si stagliano su melodie da brividi.I Parenthetical Girls non deludono nemmeno quando ripescano le geniali intuizioni dell'esordio: "Gut Symmetries", tra glockenspiel e armoniche, potrebbe rientrare nel miglior repertorio Xiu Xiu. Fra trombe d'antan, l'incedere dei violini e leggeri tocchi di xilofono si consuma la perfezione pop di " Song For Ellie Greenwich". E se funziona, e bene, anche il mix electro-orchestrale di "Young Eucharistas", possiamo dire che è difficile chiedere di più. Ma Pennington e compagni non smettono mai di sorprendere. Quasi impossibile resistere alla malia del sensuale tango di "Windmills Of Your Mind" o di quella perla di sentimentalismo pop di nome "This Regrettable End", posta a conclusione della raccolta.Un manifesto di pop orchestrale, ricco e sofisticato, nella sua immediatezza e semplicità. Abbagliante.Alberto Asquini(8/10), Ondarock
"In perenne movimento per quanto riguarda formazione e direzione musicale, l'eccentrico ensemble di Portland vira per questo secondo album verso un pop orchestrale che è tale non per modo di dire: archi, ance e tasti sono la materia principale di cui Entanglements è fatto, una batteria fa capolino solo saltuariamente (ma che bello Morrisey che incontra Beirut in A Song for Ellie Greenwhich) e dicono ci sia una sola nota di chitarra in tutti i trentadue minuti abbondanti di durata del disco. Le undici canzoni sono brevi e cangianti, scritte e arrangiate con talento (meritano la citazione anche il falsetto, le melodie struggenti e l'andamento bandistico di Unmentionables, almeno) e regolarmente dirette verso svolte inattese. Senza però che ambizione, sicurezza e un certo gusto per l'eccesso sconfinino nell'esibizione fine a se stessa. Ascolto che domanda attenzione, e ripaga con emozioni e classe"Andrea Pomini, Rumore, 8/10
"Dopo il rivelatorio Safe as Houses Zac Pennington torna a raccontarci storie di turbata sessualità adolescenziale vestendo per un attimo i panni di un Rufus Wainwright cui sono collassate le corde vocali... Zac si abarazza delle chitarre per abbracciare un universo di suoni cameristici, arrangiati con la calcolata disinvoltura di Diry Projectors. Nonostante la veste lussuosa, il sangue scorre ancora copioso da in mezzo alle gambe, sozzando camicie e abiti della prima comunione. Certe ferite non si rimarginano... Unmentionables è cabaret lunatico di bandisti a zonzo per le tombe di un cimitero a New Orleans.. A Song for Ellie Greenwhich abbozza un passo di danza marziale tra agili riff di ance e capelli d'archi resielettrici da punituci colpi di spazzola... The Regrettable End indica chiaramente che alla fine non c'è redenzione se non nel cullarsi stretto al cuore il proprio dolore. Eroico ed erotico"Diego Palazzo, Blow Up, 7/8 | 04/11/08 Laives (Bz) @ No Logo 05/11/08 Pescara @ Mono Spazio Bar (+ Polite Sleeper) 06/11/08 Roma @ Init (+ Kermit) 07/11/08 Cosenza @ Partyzan 08/11/08 Trani (Ba) @ Spazio Off 09/11/08 Napoli @ Cellar Theory 11/11/08 Ancona @ Thermos 12/11/08 Cesena @ Officina 49 13/11/08 Bologna @ Locomotiv 14/11/08 Brescia @ Lio Bar hi-re photo: #1, #2, #3 myspace/parentheticalgirlsband | ultimo aggiornamento: 30-oct-08 8:31 PM | | | Emily Jane White (S. Francisco, Usa / Talitres) From Cormac McCarthy to Chan Marshall - Emily Jane White's evocative storytelling [via SF Weekly Page] "Thanks to Devendra Banhart, Joanna Newsom and a billion bearded dudes with guitars, California's new folk movement is already blowing up. But now Emily Jane White is bringingthe darker side to that scene. The twenty-six-year-old Northern California native's debut CD comes alive with enough gothic imagery for an Edgar Allan Poe novel. On Dark Undercoat, White pierces her characters with bullets ("Two Shots to the Head"), sticks them with voodoo pins ("Hole in the Middle") and pushes them into blades ("Dagger"). " (Rolling Stone) Il disco esce in Italia a ottobre. | 07/11/08 Carpi (Mo) @ Kalinka 08/11/08 Rovereto (Tn) @ Teatro ex Cartiera 09/11/08 Pisa @ Caracol myspace/ emilyjanewhite photo: #1 | ultimo aggiornamento: 28-oct-08 3:26 PM | | | Julia Kent & Barbara De Dominicis in “Intermittenze” [photo] Visuals by Davide Leonardi INTERMITTENZE è una performance totalmente aperta e unica, un contenitore di parole, canti, discanti elettronica e violoncello; una suite estemporanea "libera" da ogni definizione o vincolo di sorta e la cui sequenza logica segue l'andamento di un sogno, unica dimensione possibile entro cui questo lavoro può esistere e consumarsi. Julia Kent è nata in Canada ed ha studiato violoncello all' Indiana University di Bloomington. Membro fondatore di Rasputina è adesso membro stabile della band di Antony And The Johnsons, non solo come violoncellista ma anche come arrangiatore della sezione archi. Ha collaborato e collabora sia in studio che dal vivo con diversi artisti ed ensamble quali Burnt Sugar, the Angels of Light, Devendra Banhart, Mi and L' au, Leona Naess, Angela McCluskey, Donovan, Rufus Wainwright, Richard Barone, Ryan Adams, Saul Zonana, Larsen ed anche col nuovo progetto Blind Cave Salamander al fianco di Fabrizio Modonese Palumbo ed il produttore torinese Marco Milanesio . Il suo primo disco solistà, “ Delay ”, è stato realizzato lo scorso anno dall'etichetta svizzera Shayo e dall'americana Important Records . Barbara De Dominicis ha appena terminato il suo nuovo album dal titolo Anti-Gone, (una miscela di avant-folk pop e elettronica che ha come filo conduttorenarrativo la mitologia greca) che e' stato presentato in prima assoluta su Radio 3 Rai sabato 1 marzo alle ore 15.00 con un concerto live in diretta. Autrice, vocalist, manipolatrice di suoni, si muove in diversi contesti musicali, alternando intrusioni nel mondo della poesia a frequenti incursioni e collaborazioni con musicisti e dj di respiro internazionale. Nel 2005 fonda Cabaret Noir, il cui album omonimo viene pubblicato dalla Schema Records in Italia, dalla Rambling Records in Giappone e dalla Bonsai in Francia Nel 2007 ha fondato l'ensemble estemporanea Poe-Si di cui fanno parte l'ex 99 posse Marco Messina e il visual artist Davide Lonardi . | 01/08/08 Carpi (Mo) @ The Beep Sound of the Moon 14/09/08 San Mauro Pascoli @ Villa Torlonia 24/09/08 Roma @ BESTIARIO 2008, ex Mattatoio di Testaccio 27/09/08 Prato @ Museo Pecci myspace/juliakent, photo: #1, #2 myspace/barbaradedominicis, photo: #1, #2 | ultimo aggiornamento: 22-aug-08 1:43 PM | | | Mahjongg (Usa / K recs) White-funk, no-wave, afropop, postpunk, ethno-electro- funkwave, art-rock, afroindierock e l'immancabile punkfunk. E ancora : ESG, A Certain Ratio, Talking Heads, James Chance & The Contortions, Arthur Russell, Beck, Black Eyes, El Guapo, Liars, LCD Soundsystem, Battles, Out Hud. Etichette e riferimenti si sono sprecati nel tentativo di inquadrare la musica mutante e in ultima istanza inafferrabile dei Mahjongg. Scegliete dunque quelli che preferite, la sostanza è che la proposta sonora di questo misterioso collettivo di Chicago, che mutua il proprio nome da un antico gioco di società cinese e si dichiara devoto al Grande Dio Kontpab (a cui è intitolato il disco), è una delle più intriganti del momento. Approdati alla corte della K Records, dopo un esordio già interessante su Dim Mak, i nostri realizzano un lavoro che - ne siamo certi - non faticheremo a trovare nelle playlist di fine anno: strutture poliritmiche che inducono al movimento ma al contempo disorientano e richiedono buone doti di coordinazione, percussioni esotiche e drum machines, micidiali riff chitarristici e jingle da videogame, geometrie tecnologiche e ninnoli melodici, fughe lisergiche e slanci mistici: sono alcuni degli ingredienti di un disco che non finisce mai di stupire e ad ogni ascolto regala nuove sfumature. Pare che dal vivo la band si abbandoni a lunghe improvvisazioni e si trasformi in una macchina ritmica ossessiva... "Cogliendo l'evoluzione in direzione etnica della wave americana, tutta poliritmi e trip sintetici, questi nerd freak montano un circo lisergico da manicomio… Il modo migliore per scacciare gli spiriti malvagi del 2007" (8), Diego Palazzo, Blow Up "Opera bizzarra ma al tempo stesso dannatamente ammaliante.. Kontpab è un disco che mescola a viso aperto Talking Heads ("Kottbusser Torr" rimanda di scatto all' afrowave del trittico iniziale di "Remain in Light") e succulenti tribalismi elettronici d'assalto funkadelico ("Pontiac"): immaginate un George Clinton seduto (!) dietro un mixer, in qualche strambo locale berlinese, perso tra beat frastagliati al laptop e nostalgiche progressioni funk in salsa rumba… L'alternanza spiazza ed esorta a paralleli alquanto allucinanti, vedi l'incrocio amorfo tra il pop retro futurista mutante di Arthur Russell e un Pete Caffarella in preda al delirio ("Teardrops". Se cercate una risposta dadaista ai vostri sogni etno-wave, mettetevi pure comodi: la partita al Mahjongg è appena (ri)cominciata”. (7 /10) Giuliano delli Paoli, Ondarock "Vi presento la (mia) prima fonte d'entusiasmo del 2008: viene da Chicago, ma anche e idealmente dall'Occidente più africano, è una nuova creatura musicale, ma discende da un gruzzolo di anni che segnarono il passaggio tra i Settanta e gli Ottanta, e che decretarono moltissime vie; si chiama Mahjongg, come un gioco da tavolo cinese, e, con qualche mossa d'astuzia, vira la electro in un mondo di ritmo, funk bianco, esotico sciamanesimo… I Mahjongg ci invitano a brindare al nuovo anno e tenere il tempo con il piede. Coordiniamoci, perché ce ne serviranno almeno quattro, di piedi, per stargli dietro, e rovesceremo lo spumante dai flut". (7.3 /10 ), Gaspare Caliri, Sentire & Ascoltare | 01/10/08 Cesena @ Officina 49 (+ Styrofoam) 02/10/08 Bolzano @ Boulevard 03/10/08 Brescia @ Lio Bar 04/10/08 Chiasiellis di Mortegliano (Ud) @ Festival CORMOR SALVADI Festintenda 05/10/08 Bologna @ Locomotiv 06/10/08 Faenza @ Clandestino 07/10/08 Padova @ Stalker 08/10/08 Roma @ Init (+ Ne Travaillez Jamais) 09/10/08 Pisa @ Caracol (+ Ne Travaillez Jamais) 10/10/08 Genova @ Buridda (+ Ne Travaillez Jamais) myspace/machinegong hi-re photo: #1, #2, #3 | ultimo aggiornamento: 24-sep-08 12:55 PM | |  | Murcof (Mexico / The Leaf Label) Nato a Tijuana nel 1970, Fernando Corona in arte Murcof è uno dei nomi di punta della scena elettronica mondiale. Murcof è un messicano atipico, il mariachi non l'ha sfiorato nemmeno di striscio; immaginatelo, piuttosto, nella sierra alle prese con un giradischi e intento a campionare glaciali partiture di classica contemporanea (da Ligeti e Goreki fino ai compositori baltici come Arvo Pärt) e a filtrarle, processarle e poi poggiarle, esiziali, su tappeti ritmici minimi, microscopici ed eleganti. In questo lavoro di incastro e cesello la sua abilità ha dello straordinario e gli è valsa unanimi riconoscimenti di pubblico e critica, partecipazioni a prestigiosi festival internazionali (Bios, Mutek, Sonar) e collaborazioni assai proficue con il mondo della danza e del cinema (da segnalare le colonne sonore per i film Amores Perros, Nicotina e La Sangre Iluminada di Ivan Avila). A settembre 2007 la sua discografia si è arricchita di un'ulteriore gemma: fedele alla label inglese Leaf, Fernando ha pubblicato il suo nuovo lavoro, titolato programmaticamente Cosmos (dal 2002 i titoli dei suoi dischi portano le iniziali che compongono il suo nome: Martes, Utopia, Remembranza, Cosmos ). Si tratta dell'ennesimo saggio di arte visionaria e immaginifica, una sorta di colonna sonora dello spazio infinito, la traduzione in musica del mistero delle stelle, dei pianeti e dell'universo, affine per certi versi alle esperienze della kosmische musik tedesca (i primi Tangerine Dream, Klaus Schulze). Dal vivo, l'interazione tra le suite di Murcof e gli spettacolari visuals creati ad hoc dal duo romano XX+XY (Sladzana Bogeska e Giuseppe Pradella) dona all'insieme ulteriore fascino e una capacità di estatico rapimento che ha pochi eguali nel panorama musicale odierno. | 21/08/08 Pievepelago (Mo) @ Le Vie del Suono Festival, feat. XX+XY visuals 22/08/08 Ancona @ Mole Vanvitelliana - Acusmatiq 3.0, feat. XX+XY visuals hi-re photo: #1, #2, #3, #4 myspace/murcof
| ultimo aggiornamento: 25-jul-08 10:03 AM | | | Richard Youngs (Uk / Jagjaguwar) Arriva per la prima volta in Italia (lui che normalmente è molto parco nelle esibizioni dal vivo) uno dei più straordinari e influenti artisti dell'ultimo decennio, lo scozzese Richard Youngs. Musicista di straripante creatività (ha all'attivo decine e decine di titoli, quelli più inclini a certo cantautorato avant sull'ottima Jagjaguwar) e anche di notevole eclettismo: non si limita a padroneggiare superbamente la chitarra ma suona tanti altri strumenti e sa alternare o mescolare bucolici acquerelli (alcuni lo ritengono l'unico vero erede di Nick Drake) e ispido noise , improv o elettronica, cartoline da Canterbury (Robert Wyatt è un altro punto di riferimento) e novello krautrock , deflagrazioni industrial e minimalismo scuola Reich / Riley. Nell'ultimo Autumn Response a prevalere è un minimalismo prog-folk (una formula apparentemente contraddittoria che nel suo caso significa qualcosa) in cui una voce costantemente raddoppiata con delay e una chitarra acustica disegnano intrecci reciproci al contempo semplici e complessi; per dirla con Eddy Cilia del Mucchio Selvaggio, come se Richard Thompson dopo aver pensato di fare il John Fahey decidesse invece di trasformarsi in Terry Riley". Su Autumn Response: "Richard Youngs gioca la partita del folk puro. E la vince naturalmente. Folk sì, ma alla Youngs : un anelare all'Assoluto, una meditazione in musica, estasi della natura in autunno . Non stupisce sapere che Youngs adori i Pink Floyd del periodo che si conclude con Meddle: perché Autumn Response si abbevera alla fonte delle pagine più psico-bucoliche del primo Waters , aggiornate alla sensibilità del terzo millennio. Richard Youngs: tra tanti figuranti, un artista Maggiore" Emanuele Sacchi, Rumore, voto 8/10 "Richard Youngs gioca con l'innocenza. Quell' innocenza che nasce spontanea quando dal cuore sgorgano nove canzoni così dolcemente esposte come queste. E tutto potrebbe finire qui, acquistate il disco ad occhi chiusi, assaporatelo lentamente e così via. Che si potrebbe aggiungere di più quando le corde di una chitarra ed una voce (che con l'ausilio di un efficace delay si sdoppia e si specchia in se stessa in ogni brano), da sole bastano a commuovere fino alle lacrime? … Something like Air recita l'infinito e struggente reiterarsi di voci e arpeggi posti a sigillo di un album ancora abbacinante. Qualcosa di imprescindibile. Come l'aria, appunto" Gino Dal Soler, Blow Up di novembre, 8/10 (disco del mese sezione Rock & Songs) "l'unico uomo vivente capace di scrivere brani folk che abbiano la stessa pregnanza di quelli firmati Nick Drake. E infatti Before We Were Here e Low Bay Of Sky non sfigurerebbero affatto su Pink Moon ." Antonello Comunale, Sentire & Ascoltare | 07/05/08 Napoli @ Teatro Galleria Toledo 08/05/08 Venezia @ Teatro Fondamenta Nuove 10/05/08 Milano @ Spazio O' hi-re photo: #1, #2 mp3: Low Bay of Sky myspace myspace/richardyoungsmusic | ultimo aggiornamento: 27-apr-08 12:44 PM | | | Sunburned Hand of The Man (Usa-Uk / Smalltown Supersound) | Maggio, TBA myspace myspace/sunburnedhandoftheman | ultimo aggiornamento: 9-jan-08 11:21 AM | | | Bevel (Usa / Contraphonic) | TBA hi-re photo: #1, #2 mp3: The Purchase | ultimo aggiornamento: 14-jul-08 10:22 AM | |    |  Alessandro "Asso" Stefana (Brescia / Important Records) "Poste e Telegrafi", disco d'esordio di Alessandro "Asso" Stefana, chitarrista di Vinicio Capossela (e in passato di Marco Parente ed El Muniria), è uscito lo scorso marzo su Important Records (Xiu Xiu, Larsen, etc) ed è un affascinante raccolta di strumentali desertici e malinconici, suonati con perizia e gusto notevoli (tra Ry Cooder, Morricone, il Neal Young di Dead Man e Marc Ribot, che peraltro collabora al disco!). Sul sito di Stefana disponibile ampia rassegna stampa (compresa le due recenti e lusinghiere recensioni su Pitchfork e Time Out New York). Dal vivo "Asso" suona chitarra elettrica, pedal steel, omnichord, giradischi e varie chincaglierie elettroniche... Nella formazione a tre, con Zeno De Rossi (batterista di Capossela) e Danilo Gallo al contrabbasso, Asso presenterà brani del disco e nuove composizioni di Guano Padano, il progetto che condivide con Zeno e Danilo. Blessed Child Opera (Napoli / Seahorse rec). Ancora in giro i napoletani BCO, creatura di Paolo Messere (già Ulan Bator, Silken Barb e Maisie e titolare della Seahorse). Con Sophia, Swans, Black Heart Procession, Smiths, Cure e Nick Drake nel cuore, i BCO hanno realizzato negli ultimi anni dischi di rara classe e bellezza. Ora è giunto il momento della consacrazione e di scrollarsi di dosso l'etichetta di "segreto meglio custodito" dell'indie italiano. Dal vivo sprigionano un'intensità incredibile. | Egle Sommacal (Bologna, Uhnip)
Basterebbe sapere che Egle è l'ex chitarrista dei fondamentali MassimoVolume... Da qualche anno, poi, il nostro si cimenta in composizioni soliste prevalentemente acustiche, ora più poetiche e malinconiche ora percorse da una sottile tensione interna. "Legno", uscito da pochi mesi sull'ottima Unhip e già accolto alla grande dalla stampa, ne è ottima testimonianza e lo colloca al fianco di illustri continuatori della lezione di Fahey e Basho, come Jack Rose, Glenn Jones, Steffen Basho e James Blackshaw. Intervista su Blow Up di marzo '07. Musica da Cucina (Milano / City Living) E' il progetto solista di Fabio Bonelli dei Milaus: su un indie-folk-rock in bassa fedeltà (alla Sparklehorse), ottenuto con chitarra, clarinetto e fisarmonica, si innestano suoni familiari ed evocativi quali l'acqua che scorre, il fischio del bollitore, il rumore delle posate sui piatti, il tintinnio dei bicchieri. Ed il live set si compone appunto di una normale strumentazione rock più un tavolo da cucina apparecchiato e con tutti gli utensili del caso (anche trovati sul posto). Il progetto contiene una parte più legata alla forma canzone e un'altra più improvvisativa (che rende il live anche adatto a sonorizzazioni d'ambiente e contesti tipo gallerie d'arte, festival elettroacustici, rassegne di musica ed enogastronomia). 09/12/07 Anghiari (Ar) @ Teatro | | ultimo aggiornamento: 31-oct-07 10:03 AM | |
|
|
|